Una pila di libri comprati o presi in prestito, parlano del Niger, dei migranti, dell’Africa, dei touareg; un’altra pila e sono quelli già letti. In mezzo, perennemente acceso, con aperte mappe, il corso di francese, schemi, informazioni, contatti, foto e racconti di viaggio, è il mio computer, per me rassicurante e utile focolare. Così trascorrono i giorni, in quest’attesa indefinita del momento in cui il visto, come ascia a recidere l’ormeggio, finalmente arriverà. È il mio Deserto dei Tartari, materializzato in uno stato di sospensione che mi concede lo spazio e il tempo per documentarmi di più e meglio, su ciò che -spero presto- vivrò in presa diretta.
Auspico una svolta.
- tenente Drogo