Categoria: Pensieri di strada

Veni, vidi, vici

21 aprile 2010

E’ trascorso del tempo dal mio ultimo post (che poi era anche il primo, o giù di lì). Il fatto è che trovo tempo da dedicare a questa grande piccola tela di Penelope, che è il mio sito web, solo quando sono costretto a letto per qualche malanno.

 

Insomma, chi è passato in questi mesi sul blog, avrà pensato che quel viaggio, in Niger, non ci sia più stato. Niente affatto, per fortuna.

Ho incontrato diversi problemi che hanno tardato la partenza di qualche settimana, principalmente dovuti a ritardi nella consegna dei visti.

Sono partito un mercoledì, il 6 di gennaio, con destinazione Niamey, la capitale del Niger. Lì, 24 ore più tardi, è iniziato un interminabile viaggio, 15 ore di pullman, parte delle quali affrontate su piste di sabbia e sassi; è stato impossibile non respirare polvere per ore, nonostante qualunque cosa che si potesse tentare di frapporre tra il proprio naso e il resto del Mondo.

Ad Agadez, la mia destinazione, ho scoperto un altro mondo. Impossibile racchiudere in meno di un libro ciò che ho trovato in quell’angolo di deserto. Resta un ricordo indelebile, di sguardi profondi e asciutti dei bambini, curiosi, attenti e dai gesti delicati.

Resterà la meraviglia dei luoghi dov’è cominciata la storia dell’uomo, dei fossili di dinosauri, del deserto e delle foreste preistoriche ridotte a distese di legno fossile, carbone a cielo aperto.

Resteranno le conversazioni con i guerriglieri touareg, le loro vicende, tra la fortuna dei capi e la sfortuna dei tanti uomini coinvolti con promesse mai onorate.

Resterà negli occhi più di tutto il dramma dei migranti, partiti da lontano a cercare la vita verso nord, com’è da sempre nella storia del Mondo. E’ duro doversi dire che pochi la troveranno. Le loro storie avventurose e drammatiche, le hanno segnate come l’inchiostro non sulla carta, ma sulla pelle, tatuaggi di sfruttamento e miseria.

Ciò è quanto cerco di raccontare, oggi, tra la fatica del quotidiano e, forse, questo blog, mi darà una mano.

Il deserto dei Tartari

27 dicembre 2009

Una pila di libri comprati o presi in prestito, parlano del Niger, dei migranti, dell’Africa, dei touareg; un’altra pila e sono quelli già letti. In mezzo, perennemente acceso, con aperte mappe, il corso di francese, schemi, informazioni, contatti, foto e racconti di viaggio, è il mio computer, per me rassicurante e utile focolare. Così trascorrono i giorni, in quest’attesa indefinita del momento in cui il visto, come ascia a recidere l’ormeggio, finalmente arriverà. È il mio Deserto dei Tartari, materializzato in uno stato di sospensione che mi concede lo spazio e il tempo per documentarmi di più e meglio, su ciò che -spero presto- vivrò in presa diretta.

Auspico una svolta.

- tenente Drogo

…E il niger resta lontano (per ora)

25 dicembre 2009

Eppure tutto sembrava essere pronto. Tutte le cose quasi indispensabili, quelle molto utili, quelle che è meglio portare, quelle che potrebbero servire e quelle che non si sa mai… si, proprio nulla avevo dimenticato di procurarmi, l’elenco dell’effimero era completo e tutto era stato acquistato, pronto lì sul mio tavolo, per finire in borsa. Mancava solo qualcosa, di fondamentale.

E così, senza il visto dell’ambasciata, niente Niger.

Già, perché stavo preparandomi al viaggio più incredibile, un viaggio proprio da Indiana Jones, che appena giunto all’aeroporto di Niamey -la capitale- avrei comprato anche frusta e cappello. Un viaggio preparato lungamente, per conoscere l’universo parallelo della povertà, della desertificazione, della disperazione e dell’esodo biblico. L’esodo di quelle folle disperati che dal nostro stesso meridiano, soltanto più vicino all’equatore dove il caldo è il primo nemico, cercano ogni via per raggiungere la loro salvezza più a nord, nei paesi del magreb (la cosiddetta “migrazione interna”), oppure in Europa.

Attratti dalla chimera di una vita migliore, dalla prospettiva di un lavoro “umile”, ma sufficiente a vivere e far vivere i propri cari lasciati nei luoghi d’origine.

Persone. Perseguitate, massacrate, maltrattate, sfruttate, dimenticate. Soltanto persone, di cui il mondo, nonostante le infinite possibilità di conoscere, non sa.

Ecco, volevo vedere con i miei occhi, perché poi altri vedessero, poiché dopo, forse, qualcuno in più potesse capire.

La partenza era prevista per il 23 dicembre, resto invece incastrato qui, in un natale che non mi appartiene, a contemplare la pioggia e decidere, finalmente, di inaugurare questo blog.

Su quel tavolo oltre all’effimero c’era certo, anche il necessario, due fotocamere professionali, una vecchia macchina a pellicola, una telecamera, registratori, batterie, unità di stoccaggio dati, minicomputer, ecc… Altro che Niger, sarei potuto andare sulla luna per qualche mese.

Sia chiaro, il viaggio è solamente rimandato, ‘ché i cretini rinunciano. Non i matti.