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	<title>Lorenzo Di Pietro</title>
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	<description>Freelance journalist &#124; photographer</description>
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		<title>Nella gabbia di Ponte Galeria dove gli immigrati “scompaiono”</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 13:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel Cie alle porte di Roma l&#8217;identificazione è spesso impossibile -di Lorenzo Di Pietro Foto: Livia Parisi “Sembra una grande simulazione di sicurezza”. È la prima impressione di Leoluca Orlando, con noi a visitare il Cie – Centro di Identificazione ed Espulsione – di Ponte Galeria. “Si è costruito un sistema che consente di tenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='images'></div><h3 style="text-align: justify;">Nel Cie alle porte di Roma l&#8217;identificazione è  spesso impossibile</h3>
<p style="text-align: justify;"><em>-di Lorenzo Di Pietro</em></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: Livia Parisi</p>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2010/07/20100707_310632.jpg" rel="lightbox[198]"><img class="alignleft" title="Foto: © Livia Parisi" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2010/07/20100707_310632.jpg" alt="Foto: © Livia Parisi" width="295" height="292" /></a>“Sembra una grande simulazione di sicurezza”. È la prima impressione di<strong> Leoluca Orlando</strong>, con noi a visitare il <strong>Cie </strong>–  Centro di Identificazione ed Espulsione – di Ponte Galeria. “Si è  costruito un sistema che consente di tenere per 6 mesi delle persone  dentro dei veri e propri carceri, con la scusa delle identificazioni,  pur avendo riscontrato che se un immigrato non viene identificato nei  primi 15 giorni, o nel primo mese, non verrà identificato nei restanti 5  mesi”. Una detenzione “lunga ed estenuante”, osserva, “in contrasto con  diritti universalmente riconosciuti”. Gli <strong>ex Cpt </strong>ospitano  gli immigrati non in regola al fine di procedere, appunto,  all’identificazione e al successivo rimpatrio. Nella delegazione  presente ieri in visita anche il deputato<strong> Fabio Evangelisti</strong>,  il garante dei detenuti della Regione Lazio <strong>Angiolo Marroni</strong>,  l’avvocato <strong>Gianpiero Vincenzo Ahmad</strong>, esperto di  diritti umani e membro dell’assemblea generale della moschea di Roma, la  giornalista<strong> Livia Parisi</strong> e la mediatrice culturale <strong>Carmela  Menzella</strong>. A guidare la visita all’interno della struttura il  vice prefetto, inviato dal ministero, un funzionario di polizia e il  Direttore di <strong>Auxilium</strong>, la cooperativa che ha sottratto  alla Croce Rossa l’appalto per la gestione delle mense, dell’infermeria,  dell’assistenza psicologica e degli altri servizi.</div>
<p style="text-align: justify;">Il centro che  ospita oggi 90 uomini e 93 donne, Più o meno la metà della capienza  massima del centro. Circa 42 euro al giorno, il costo per singolo  “ospite”, ma sarebbe meglio dire detenuto, per un costo annuo pari a  circa 3 milioni di euro. Senza calcolare come costo principale quello  delle forze dell’ordine quotidianamente impiegate. Tante, a giudicare  dal via-vai di camionette, pullman e mezzi. Soldi spesi bene? Secondo il  vice prefetto, circa il 60% degli ospiti viene rimpatriato. “Una  percentuale che potrebbe essere maggiore”, sostiene, “se ci fosse la  collaborazione dei consolati e delle ambasciate”, che invece, pare, non  collaborano ai riconoscimenti. La quasi totalità degli ospiti, precisano  i funzionari, ha già avuto precedenti penali.<br />
Tutto si presenta  pulito e ordinato: la visita era stata ampiamente annunciata.  Diversamente, è impossibile entrare per chi non è parlamentare. Si  inizia con l’infermeria. Quattro signore straniere in camice e una  detenuta cinese incinta cercano di comunicare usando un vocabolario. Non  si capiscono. La donna dice di non conosce i caratteri latini. Nel  breve frangente del nostro passaggio, la Menzella si offre: “io parlo  cinese” e tenta di tradurre, ma la invitano a seguire la delegazione,  “motivi di sicurezza”. La sezione maschile è un grande spazio separato  da sbarre ovunque, che dividono piccoli spazi rettangolari: ciascuno è  una cella. Gli ospiti capiscono che c’è qualcuno e vogliono parlare. Un  ragazzo marocchino si rivolge a Orlando raccontando la sua storia. Ha  una moglie e un figlio in Italia, dice, vorrebbe poter uscire per  recuperare il suo stipendio e tornare al suo Paese. Lavorava in nero  come panettiere.<br />
Tra gli ospiti ce n’è uno molto speciale.<strong> Khalid Ibrahim Mahmoud</strong>. Che ha scontato 26 anni di carcere per  essere stato a capo del “Abu Nidal”, il commando che nel 1985 apri il  fuoco all’imbarco della compagnia aerea israeliana El Al, uccidendo 13  persone. Passò alla storia come “strage di Fiumicino”. In 26 anni di  carcere non era stato identificato. Ora è al Cie. Ma se queste persone  sono già state in carcere, dove hanno scontato una pena, come mai per  l’identificazione vengono chiuse nuovamente in una struttura che è, a  tutti gli effetti, carceraria? È quanto si chiede Evangelisti: “È  l’ennesima furbata del governo Berlusconi, fare della propaganda sulla  pelle di cittadini che hanno soltanto la colpa di non avere documenti  irregolari. Qui si scopre però anche un’altra realtà – continua – queste  strutture servono, più che per i clandestini, per gli ex detenuti” come  afferma lo stesso vice prefetto.<br />
Quando stiamo per andare si crea  un assembramento: tutti vogliono parlare e raccontare la loro storia, ma  restano dietro le sbarre, tra le quali infilano le braccia quasi a  cercare di afferrarci. E ci chiamano. Ma si procede, seguendo i  funzionari. La mensa sembra ben organizzata, i pasti sono confezionati.  “Ogni 15 giorni un responsabile parla con i rappresentanti dei vari  gruppi etnici per equilibrare la scelta dei cibi”, ci viene fatto  sapere. La moschea invece, è una stanza con un po’ di tappeti stesi a  terra. Usciamo mentre dall’altoparlante si sente intonare il richiamo  alla preghiera delle 12.<br />
La giornalista Livia Parisi ha scattato  qualche fotografia, ma se ne sono accorti. Le intimano di cancellarle:  deve farlo. Restano le immagini dei cancelli, fotografate all’uscita. E  una giovane nigeriana, che esce dopo due mesi di detenzione, si guarda  intorno per capire dov’è. E se ne va.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/07/nella-gabbia-di-ponte-galeriadove-gli-immigrati-%E2%80%9Cscompaiono%E2%80%9D/37272/"><strong>Pubblicato su Il Fatto  Quotidiano del 07/07/2010</strong></a></p>
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		<title>L&#8217;incontro con i migranti africani ad Agadez (Niger)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 10:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>

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		<description><![CDATA[Un breve trailer dell&#8217;incontro ad Agadez con i migranti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='images'></div><p>Un breve trailer dell&#8217;incontro ad Agadez con i migranti</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Mgy-hPaZky0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/Mgy-hPaZky0"></embed></object></p>
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		<title>Veni, vidi, vici</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 17:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri di strada]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; trascorso del tempo dal mio ultimo post (che poi era anche il primo, o giù di lì). Il fatto è che trovo tempo da dedicare a questa grande piccola tela di Penelope, che è il mio sito web, solo quando sono costretto a letto per qualche malanno. Insomma, chi è passato in questi mesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='images'></div><p style="text-align: justify;">E&#8217; trascorso del tempo dal mio ultimo post (che poi era anche il primo, o giù di lì). Il fatto è che trovo tempo da dedicare a questa grande piccola tela di Penelope, che è il mio sito web, solo quando sono costretto a letto per qualche malanno.</p>
<p><a rel="lightbox[g2image]" href="http://www.lorenzodipietro.it/gallery2/main.php?g2_view=core.DownloadItem&amp;g2_itemId=137&amp;g2_GALLERYSID=1b59640268f23bae85bd7c69974c7dc7"><img class="g2image_float_right alignright" src="http://www.lorenzodipietro.it/gallery2/main.php?g2_view=core.DownloadItem&amp;g2_itemId=138&amp;g2_GALLERYSID=1b59640268f23bae85bd7c69974c7dc7" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, chi è passato in questi mesi sul blog, avrà pensato che quel viaggio, in Niger, non ci sia più stato. Niente affatto, per fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho incontrato diversi problemi che hanno tardato la partenza di qualche settimana, principalmente dovuti a ritardi nella consegna dei visti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono partito un mercoledì, il 6 di gennaio, con destinazione Niamey, la capitale del Niger. Lì, 24 ore più tardi, è iniziato un interminabile viaggio, 15 ore di pullman, parte delle quali affrontate su piste di sabbia e sassi; è stato impossibile non respirare polvere per ore, nonostante qualunque cosa che si potesse tentare di frapporre tra il proprio naso e il resto del Mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad Agadez, la mia destinazione, ho scoperto un altro mondo. Impossibile racchiudere in meno di un libro ciò che ho trovato in quell&#8217;angolo di deserto. Resta un ricordo indelebile, di sguardi profondi e asciutti dei bambini, curiosi, attenti e dai gesti delicati.</p>
<p style="text-align: justify;">Resterà la meraviglia dei luoghi dov&#8217;è cominciata la storia dell&#8217;uomo, dei fossili di dinosauri, del deserto e delle foreste preistoriche ridotte a distese di legno fossile, carbone a cielo aperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Resteranno le conversazioni con i guerriglieri touareg, le loro vicende, tra la fortuna dei capi e la sfortuna dei tanti uomini coinvolti con promesse mai onorate.</p>
<p style="text-align: justify;">Resterà negli occhi più di tutto il dramma dei migranti, partiti da lontano a cercare la vita verso nord, com&#8217;è da sempre nella storia del Mondo. E&#8217; duro doversi dire che pochi la troveranno. Le loro storie avventurose e drammatiche, le hanno segnate come l&#8217;inchiostro non sulla carta, ma sulla pelle, tatuaggi di sfruttamento e miseria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò è quanto cerco di raccontare, oggi, tra la fatica del quotidiano e, forse, questo blog, mi darà una mano.</p>
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		<title>Il deserto dei Tartari</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 13:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una pila di libri comprati o presi in prestito, parlano del Niger, dei migranti, dell&#8217;Africa, dei touareg; un&#8217;altra pila e sono quelli già letti. In mezzo, perennemente acceso, con aperte mappe, il corso di francese, schemi, informazioni, contatti, foto e racconti di viaggio, è il mio computer, per me rassicurante e utile focolare. Così trascorrono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='images'></div><p style="text-align: justify;">Una pila di libri comprati o presi in prestito, parlano del Niger, dei migranti, dell&#8217;Africa, dei touareg; un&#8217;altra pila e sono quelli già letti. In mezzo, perennemente acceso, con aperte mappe, il corso di francese, schemi, informazioni, contatti, foto e racconti di viaggio, è il mio computer, per me rassicurante e utile focolare. Così trascorrono i giorni, in quest&#8217;attesa indefinita del momento in cui il visto, come ascia a recidere l&#8217;ormeggio, finalmente arriverà. È il mio Deserto dei Tartari, materializzato in uno stato di sospensione che mi concede lo spazio e il tempo per documentarmi di più e meglio, su ciò che -spero presto- vivrò in presa diretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Auspico una svolta.</p>
<p style="text-align: justify;">- tenente Drogo</p>
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		<title>&#8230;E il niger resta lontano (per ora)</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 10:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri di strada]]></category>

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		<description><![CDATA[Eppure tutto sembrava essere pronto. Tutte le cose quasi indispensabili, quelle molto utili, quelle che è meglio portare, quelle che potrebbero servire e quelle che non si sa mai&#8230; si, proprio nulla avevo dimenticato di procurarmi, l&#8217;elenco dell&#8217;effimero era completo e tutto era stato acquistato, pronto lì sul mio tavolo, per finire in borsa. Mancava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='images'></div><p>Eppure tutto sembrava essere pronto. Tutte le cose quasi indispensabili, quelle molto utili, quelle che è meglio portare, quelle che potrebbero servire e quelle che non si sa mai&#8230; si, proprio nulla avevo dimenticato di procurarmi, l&#8217;elenco dell&#8217;effimero era completo e tutto era stato acquistato, pronto lì sul mio tavolo, per finire in borsa. Mancava solo qualcosa, di fondamentale.</p>
<p>E così, senza il visto dell&#8217;ambasciata, niente Niger.</p>
<p>Già, perché stavo preparandomi al viaggio più incredibile, un viaggio proprio da Indiana Jones, che appena giunto all&#8217;aeroporto di Niamey -la capitale- avrei comprato anche frusta e cappello. Un viaggio preparato lungamente, per conoscere l&#8217;universo parallelo della povertà, della desertificazione, della disperazione e dell&#8217;esodo biblico. L&#8217;esodo di quelle folle disperati che dal nostro stesso meridiano, soltanto più vicino all&#8217;equatore dove il caldo è il primo nemico, cercano ogni via per raggiungere la loro salvezza più a nord, nei paesi del magreb (la cosiddetta &#8220;migrazione interna&#8221;), oppure in Europa.</p>
<p>Attratti dalla chimera di una vita migliore, dalla prospettiva di un lavoro &#8220;umile&#8221;, ma sufficiente a vivere e far vivere i propri cari lasciati nei luoghi d&#8217;origine.</p>
<p>Persone. Perseguitate, massacrate, maltrattate, sfruttate, dimenticate. Soltanto persone, di cui il mondo, nonostante le infinite possibilità di conoscere, non sa.</p>
<p>Ecco, volevo vedere con i miei occhi, perché poi altri vedessero, poiché dopo, forse, qualcuno in più potesse capire.</p>
<p>La partenza era prevista per il 23 dicembre, resto invece incastrato qui, in un natale che non mi appartiene, a contemplare la pioggia e decidere, finalmente, di inaugurare questo blog.</p>
<p>Su quel tavolo oltre all&#8217;effimero c&#8217;era certo, anche il necessario, due fotocamere professionali, una vecchia macchina a pellicola, una telecamera, registratori, batterie, unità di stoccaggio dati, minicomputer, ecc&#8230; Altro che Niger, sarei potuto andare sulla luna per qualche mese.</p>
<p>Sia chiaro, il viaggio è solamente rimandato, &#8216;ché i cretini rinunciano. Non i matti.<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation5" name="41.907675,12.474723" onclick="return false;">Posted from Rome, Lazio, Italy.</a></p>
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