Miraggio Europa. Il progetto

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Miraggio Europa è una mostra fotografica sulle migrazioni africane verso l’Europa.

Si rivolge a tutte le Amministrazioni, le Organizzazioni e gli Enti che per ragioni divulgative o didattiche intendono far conoscere il fenomeno migratorio, stimolando la cultura della solidarietà, della tolleranza e dell’accoglienza. Per queste ragioni, le scuole sono l’ambiente che il progetto maggiormente auspica di raggiungere.

La mostra è stata inaugurata lunedì 20 settembre 2010 al Parlamento Europeo di Strasburgo, dove è stata esposta nel salone d’ingresso durante la settimana dell’assemblea plenaria. Si compone di 34 fotografie che ricostruiscono, a partire dall’abbandono delle città, per le mani dei trafficanti attraverso il deserto, fino al confine libico, il viaggio e la tratta dei migranti africani diretti in Europa e l’incontro con i respinti di ritorno dalla Libia.

Le foto sono organizzate in una sequenza narrativa che inizia con le condizioni di vita ai margini delle città africane, il primo stadio della migrazione, dove in capanne, senza acqua, tra i rifiuti vivono coloro che la desertificazione ha cacciato dalle zone rurali ormai aride. Un momento di preghiera alla stazione dei pullman, poi la partenza, il viaggio attraverso il Sahel, infestato dai banditi, che costringono i mezzi a muoversi con i convogli militari. L’arrivo alla città di Agadez, un tempo meta di pellegrinaggio religioso, oggi nodo dello sfruttamento dei migranti. Qui la sequenza fotografica si sviluppa, mostrando e spiegando con ampie didascalie i meccanismi dello sfruttamento, dell’induzione alla prostituzione, l’estorsione di denaro da parte dei militari, che all’ingresso della città consegnano i viaggiatori ai cockseur (i trafficanti). Dopo essere stati derubati, molti migranti resteranno imprigionati per mesi in città, dove accetteranno ogni compromesso, per poter mangiare e racimolare il denaro per pagare il cockseur, che procurerà il passaggio, con altre centinaia di migranti, a bordo di vecchi camion verso l’oasi di Bilma, l’ultima tappa prima della Libia.

L’autore ha fotografato l’interno dei ghetti dove i migranti vengono sistemati dai trafficanti, in attesa delle condizioni favorevoli a proseguire il viaggio. Le foto mostrano le case di fango e paglia, una cena frugale a base di riso, consumata in gruppo mangiando da un’unica ciotola, con le mani. Nelle stesse case, tra i migranti diretti in Libia, vi sono quelli che ne fanno ritorno dopo mesi di prigionia, frutto degli accordi anti-immigrazione tra Italia e Libia. Ragazzi che hanno raccontato le proprie vicende e tentano un disperato viaggio a ritroso, per poi riprovare. Qualcuno è impazzito sotto le torture dei militari libici, altri -si racconta- sono rimasti paralizzati, o sono morti per le violenze subìte, ma tra i reduci nessuno intende rinunciare, troppe sono le aspettative che le famiglie ripongono in loro.

Le foto mostrano poi la preparazione dei camion per la partenza, l’arrivo dei migranti, degli animali vivi che saranno mangiati durante i tanti giorni di deserto, che separano i viaggiatori dal confine libico. Vi sono infine le foto (donate da un migrante diretto in Libia) che testimoniano l’ultima parte del viaggio, in pieno deserto, quando la Libia si avvicina. Lì dove il nostro occhio è costretto a fermarsi.

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